00001 - L'Esodo dall'Egitto


L’evento che fonda il popolo ebraico è l’Esodo dall’Egitto, a cui il Faraone acconsente dopo la decima e più tremenda delle piaghe: la morte dei primogeniti, umani ed animali.

Il primogenito ereditava il ruolo di capofamiglia, e pure di sacerdote dei culti domestici; pertanto la morte di tutti i primogeniti destrutturava la stuttura sociale oppressiva dell’Egitto.

Ma cos’è l’Egitto? I rabbini avvertono che l’Egitto non è un semplice luogo geografico, ma un luogo spirituale, il cui nome ebraico, “Mitzrayim” (cfr. il nome arabo “Misr”) si può interpretare come “Luogo delle due distrette”.

Quindi, l’aver passato indenni il Mar Rosso non garantisce di essere usciti dalla “casa di schiavitù”; ogni anno la notte di Pasqua si deve rivivere personalmente l’Esodo dall’Egitto, non recitando, bensì facendosi coinvolgere dall’Haggadah, ed il famoso rabbino Nachman di Breslavia (1772 – 1810) avvertiva:

“L’Esodo dall’Egitto si ripete in ogni essere umano, in ogni epoca, ogni anno, ogni giorno”.

Uscire dall’Egitto non è quindi un compito esclusivamente ebraico, e nessuno può dire di esserci completamente riuscito – deve sempre riprovarci. Ma se i primogeniti egiziani perdono la vita, che ne è dei primogeniti ebrei?

Il Libro dell’Esodo dice che gli angeli sterminatori risparmiano la loro vita, quando vedono le macchie di sangue di agnello o capretto apposte sugli stipiti e sull’architrave delle porte; ma una lettura anche superficiale della Bibbia ebraica mostra che questi primogeniti vengono comunque detronizzati.

Già prima dell’Esodo dall’Egitto, secondo la Genesi, Esaù è il primogenito di Isacco, ma le manovre di sua madre Rebecca fanno sì che la benedizione di Isacco vada a Giacobbe, ed Esaù riceve solo un triste premio di consolazione. E Giacobbe priverà Ruben della primogenitura, in quanto aveva osato sedurre una delle concubine del babbo, e la sua predilezione andrà a Giuseppe.

E, secondo 1 Samuele, Davide diventa re d’Israele pur essendo l’ultimo degli otto figli di Iesse, non certo il primo – e viene presentato per ultimo a Samuele perché nessuno, nemmeno il padre, pensava che egli potesse essere il prescelto da Dio.

E secondo 1 Re 2, Salomone riceve il regno d’Israele che era destinato al suo fratello maggiore Adonia – e lo deve fare ammazzare perché il fratello non si rassegna e trama per riavere il trono.

Tra questi eventi c’è il fattaccio del Vitello d’Oro, che motiva la perdita delle prerogative sacerdotali dei primogeniti ebrei, avocate ai discendenti di Levi, i quali non avevano peccato di idolatria.

Di queste prerogative residua  il rito del “pidyon ha-ben = riscatto del figlio”, con cui il padre, offrendo cinque monete d’argento (i perfezionisti usano quelle che la zecca israeliana conia per la bisogna – in realtà bastano 5 monete da 20 grammi d’argento puro, da chiunque coniate, od il loro controvalore), riscatta il figlio primogenito che altrimenti sarebbe tenuto a servire al Tempio.

E leviti e sacerdoti, ora che il Tempio non c’è più, conservano solo un primato d’onore, che impone oltretutto obblighi particolari, non un’effettiva preminenza nella società ebraica.

La liberazione non è solo dalla schiavitù in un paese straniero, è anche quella dai ruoli precostituiti all’interno di una società che dovrebbe essere di eletti da Dio, ma continua ad assomigliare all’Egitto da cui si deve fuggire.

Non è l’ordine di nascita, non sono altre caratteristiche innate a distinguere l’eletto dal reietto.

Se in Egitto i neurotipici signoreggiano, la società che nasce dall'Esodo apre ai neurodivergenti.

Raffaele Yona Ladu
Ebre* umanista gendervague

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